A vintage bicycle with rusted metal sits in a minimalist, concrete room. Lit from behind by a bright square light, the scene feels serene and timeless.

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1 apr 2026

Postura e mal di schiena: da dove deriva e come curarlo

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La postura è un concetto da sempre sottovalutato. Acquista importanza solamente in presenza di un problema, che sia di deambulazione o legato al dolore. Negli ultimi anni, tuttavia, l’argomento ha trovato sempre più spazio e informazione, anche a seguito dei grandi cambiamenti nelle abitudini lavorative e nello stile di vita.

L’introduzione sempre più diffusa dello smartworking e l’aumento delle ore trascorse seduti hanno infatti inciso in maniera significativa sulla nostra postura. Lavorare da casa è senza dubbio comodo: rispondere alle mail magari in abiti informali, seduti sul divano o al tavolo della cucina, è qualcosa che molti hanno imparato ad apprezzare. La comodità, in questo caso, vince facile.
D’altro canto, però, se già in precedenza una persona conduceva uno stile di vita sedentario, il lavoro da remoto ha contribuito spesso a peggiorarlo, con tutte le conseguenze del caso: meno movimento, più tempo seduti e una qualità posturale che tende progressivamente a deteriorarsi.

Ed ecco che, col tempo, iniziano a comparire i primi segnali: tra questi, uno dei più comuni è il classico mal di schiena legato a una postura scorretta. Non serve un genio per capire che lavorare per ore in posizioni non adeguate, magari senza una postazione ergonomica, porta inevitabilmente a compensi e sovraccarichi.
E allora nasce il pensiero: “Devo fare un po’ di ginnastica posturale perché ho una postura sbagliata”.

Ma che cos’è davvero la postura?

E perché, anche quando ci vediamo “storti” allo specchio, spesso non avvertiamo dolore nell’immediato?
Il termine postura deriva dal latino posĭtura, letteralmente “posizione”. Indica come il corpo umano si organizza nello spazio in relazione ai vari segmenti corporei. In termini più scientifici, è l’organizzazione del corpo il cui scopo è garantire la miglior sopravvivenza possibile.

Ed è proprio questo il punto chiave: la sopravvivenza. Per quanto possa sembrare distante dalla nostra quotidianità, il corpo umano funziona ancora secondo logiche primarie. In fondo, siamo organismi che si adattano continuamente all’ambiente per vivere nel modo più efficiente possibile.
La postura dipende esattamente da questo. Il nostro corpo risponde infatti a tre leggi fondamentali:

  • Bisogni: soddisfare le necessità primarie come mangiare, bere e dormire. Senza queste funzioni, il corpo non può sopravvivere. 

  • Economia: ogni azione è orientata al risparmio energetico. In altre parole, massimo risultato con il minimo sforzo. Proprio come un navigatore che cerca sempre la strada più breve. 

  • Non dolore: il corpo evita il dolore perché rappresenta un costo energetico e un segnale di pericolo. Quando possibile, mette in atto strategie per aggirarlo. 

La postura è quindi il risultato dell’applicazione di queste tre leggi. È il riflesso della nostra storia personale: traumi, abitudini, emozioni, esperienze di vita.
Non solo: è anche il frutto di continui adattamenti. Il corpo modifica il proprio assetto per evitare il dolore, per adattarsi all’ambiente o allo stile di vita, spesso senza che ce ne rendiamo conto.

Secondo Léopold Busquet, fisioterapista e osteopata e grande studioso delle catene muscolari, l’uomo pur di non soffrire fa di tutto: si torce, si flette, si piega, riduce la sua mobilità. In altre parole, crea compensi e soluzioni posturali per continuare a funzionare.

A questo punto viene spontanea una domanda: se abbiamo così tanti muscoli, perché non riescono semplicemente a mantenerci in una postura corretta?
Anche i muscoli, come tutto il corpo, rispondono alla legge dell’economia. Mantenere costantemente una postura “perfetta” richiederebbe un dispendio energetico elevato. Il corpo preferisce quindi adattarsi, anche se questo comporta, nel tempo, qualche squilibrio.
Il nostro organismo è una macchina estremamente efficiente: siamo noi, spesso, a metterlo in difficoltà con richieste e abitudini non sempre sostenibili.
Per questo motivo, negli ultimi anni si è iniziato a dare più importanza alla prevenzione, soprattutto in ambito lavorativo. Basterebbe davvero poco: una scrivania adeguata, una sedia ergonomica, un supporto per il computer.
E fuori dal lavoro? La risposta è semplice: movimento. Unito, quando necessario, a percorsi di ginnastica posturale o metodiche come la Pancafit.
Queste rappresentano un ottimo punto di partenza per ridurre e prevenire il mal di schiena.
Però mi raccomando: sempre sotto la supervisione di personale qualificato.

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